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sabato 21 gennaio 2012

Quanto costa un test del DNA?

Ogni individuo eredita il proprio patrimonio genetico dai genitori, il 50 per cento dal padre e il 50 per cento dalla madre. Il dna di ciascun individuo è unico, a meno che non si tratti di gemelli identici. Il padre presunto, per essere considerato padre biologico, dovrà possedere metà del profilo genetico presente nel figlio/a. L’affidabilità dei test, eseguiti a regola d’arte, è di oltre il 99,99 per cento. Dato che la metodologia di analisi è basata sulla statistica, il 100 per cento non si raggiunge mai, per ragioni matematiche, ma per avere la certezza basta che il risultato superi il 99,72 per cento.

Attraverso il prelievo di un campione di cellule dal figlio, dal presunto padre e possibilmente dalla madre. Le cellule più adatte sono quelle del sangue o della mucosa della bocca (saliva). Il prelievo si può fare anche a domicilio, utilizzando un apposito kit, in vendita su internet. Poi si spediscono i campioni in un laboratorio. Il campione può essere prelevato anche da un cadavere, prima però della cremazione.

Il riconoscimento e il disconoscimento di paternità sono regolati dall’articolo 235 del Codice civile. Una sentenza della Corte di cassazione (266 del 2006) ha stabilito che il risultato del test di paternità basato sul dna è da solo sufficiente per il riconoscimento o il disconoscimento di un figlio. I test fatti via internet hanno solo un valore informativo. Perché il test di paternità sia valido come prova in tribunale, il prelievo dei campioni deve essere eseguito in un laboratorio. “Lo scienziato che ha eseguito il test” spiega Francesco Fiorentino, biologo e direttore del laboratorio Genoma, “può presentarsi in tribunale come perito di parte. Tuttavia, in genere, l’attribuzione di paternità si basa su altri elementi, oltre al test”. Il test si può fare anche prima della nascita del figlio, con cellule ricavate dal prelievo dei villi coriali e del liquido amniotico. Nessuno può essere obbligato a sottoporsi al prelievo per una causa civile, ma in genere, se il presunto padre si rifiuta, il giudice gli attribuisce la paternità. Per prelevare campioni di cellule da un minorenne è necessario il consenso di entrambi i genitori (o del tutore legale). Nel caso di figlio maggiorenneè lui medesimo a decidere se procedere o no al test. Se un padre fa il test all’insaputa della madre del bambino, non commette alcun reato, perché la potestà genitoriale si esercita separatamente. Ma il risultato non può essere usato in tribunale.

Molti siti internet offrono test di paternità. Il cliente può richiedere il kit per il prelievo dei campioni, raccogliere la propria mucosa della bocca, quella del presunto figlio e della madre e spedire tutto all’indirizzo indicato sul sito. Il responso si riceve via web, con riservatezza. I siti internet che offrono test di paternità non sono tutti uguali. Ci sono quelli gestiti direttamente dai laboratori e quelli che si limitano a raccogliere i campioni per inviarli a chi è disposto a fare le analisi al prezzo più basso, anche all’estero (sotto i 200 euro). Altri siti invece pubblicano l’indirizzo del laboratorio, i nomi degli specialisti che ci lavorano e i loro curricula, corredati da pubblicazioni scientifiche. I prezzi aono più alti (circa 600 euro).

Vista la riservetazza offerta dai siti, non è possibile fare una stima di quanti si sottopongono al test. “Il laboratorio che dirigo”, dice Fiorentino “ne ha eseguiti nel 2008 8,938. Il 12 per cento per extracomunitari che volevano il ricongiungimento familiare. Gli altri erano coppie con dubbi sull’origine del figlio. Nel 20% dei casi i dubbi erano fondati”.

blog.panorama.it

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